VENERDÌ 10 SETTEMBRE 2010

Riflessioni

 

2/11/2007 -"Una delega in bianco" (di Cenzino Iaia)

L’Amministrazione Comunale è ormai al giro di boa, è giunta, cioè, a metà del suo cammino. Chi pilota la navicella dovrebbe avvertire il dovere di tracciare un bilancio onesto della sua attività e, nel contempo, indicare i punti essenziali sui quali intenderà incentrare i suoi sforzi per i prossimi due anni e mezzo.
So bene di aver esposto un auspicio che resterà tale. Lo stile padronale con cui si conduce a S. Vito la cosa pubblica è mortificante, lesivo della dignità del cittadino, che viene tenuto all’oscuro prima, durante e dopo le singole attività amministrative sulle ragioni delle scelte, sulla loro utilità, sulla congruità, sulla bontà dei risultati.
Al cittadino-suddito si estorce una delega in bianco in campagna elettorale, nel corso della quale le soluzioni ai problemi della città restano in secondo piano, sullo sfondo, per fare spazio a considerazioni sulle capacità oratorie o addirittura estetiche (benedetta società dell’immagine!) di questo o di quel candidato. In questo modo, chi vince prende tutto, anche la sovranità dell’elettore, al quale non è stata data la possibilità di esprimersi sui problemi, le cui soluzioni saranno adottate poi a sua insaputa ed egli sarà messo dinanzi al fatto compiuto.
Questa è la caricatura della democrazia, ma è anche un duro colpo a quel processo di affrancamento del popolo meridionale dalla dipendenza, un tempo dai signorotti del luogo, oggi da furbetti improvvisatisi classe dirigente, molto più perniciosi dei primi, perché troppo ignoranti, nel senso di inconsapevoli della natura dei problemi di cui sentono parlare (sic!) in consiglio comunale. Ad un rappresentante della destra, qual è il Sindaco, della bontà della democrazia e della crescita culturale, civile e politica dei cittadini importa, per la verità, ben poco. Egli non ha ancora capito, o gli è del tutto estraneo, che i cittadini emancipati non vogliono un Sindaco che si erga, ottimo affabulatore, a padre premuroso dei suoi amministrati (non di tutti), che si faccia carico dei loro problemi, dispensando generosamente pillole inefficaci della sua sapienza amministrativa, soluzioni apparentemente pronte per l’uso, a mo’ di bollicine prossime a volatilizzarsi appena dopo l’emissione. Quei cittadini vogliono partecipare al momento decisionale, chiedono di essere interpellati, ricusano deleghe in bianco, diffidano di ogni forma di paternalismo, reclamano il diritto di decidere del proprio destino!
Si ha paura di mettere in campo i propri interessi politici? Vuol dire che essi sono inconfessabili, che non coincidono con l’interesse collettivo, altrimenti non si esiterebbe a portarli in piazza per chiederne la condivisione fino a farne un patrimonio comune!
Ci sarebbe da inscenare una rivolta popolare in nome della democrazia e del rispetto della dignità dei cittadini. Ma di cittadini emancipati ce ne sono ancora? O andiamo trasformandoci tutti, senza eccezioni, in un branco silenzioso e rassegnato, servili leccapiedi di un capo dalle mani libere, auotoreferenziale, legittimato dal silenzio del branco a prendersi gioco del destino di una comunità o con l’inerzia o con decisioni scellerate e sottratte ad una qualsivoglia forma di confronto con i cittadini e con i relativi rappresentanti? A questo siamo? E quanti sono ancora capaci di scandalizzarsi? A parole tanti, nei fatti pochi. Perché, se allo scandalo non segue una reazione che ne annulli le cause, esso somiglia alle bollicine di cui sopra o, se vi piace, dura ed ha il peso di una emissione di fiato simile ad una pernacchia, la stessa che sarà riservata a me se testardamente, e ormai in “splendida” solitudine, persevererò nella denuncia di un simile degrado. Spero solo che alla fine non mi si faccia passare per uno stupido visionario!
Cenzino Iaia

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