VENERDÌ 10 SETTEMBRE 2010

Riflessioni

 

9/1/2008 - "Dilettanti allo sbaraglio" (di Cenzino Iaia)

Dopo ben due anni e mezzo dal deposito presso il Comune, si è concluso, il 28 dicembre u.s., l’iter di approvazione del Piano di Lottizzazione dei comparti n. 24 e 25, siti alla C.da Furchi, con soli 8 voti favorevoli della maggioranza (si era in seconda convocazione) e con le forze di minoranza costrette ad abbandonare l’aula al momento del voto.
Non solo: sembra che, in questa fase, manchi anche la condizione necessaria e indispensabile per la sua approvazione, cioè la maggioranza della proprietà che abbia sottoscritto la sua adesione al Piano di Lottizzazione (d’ora in avanti PdL). Ma per la maggioranza consiliare è una bazzecola: si sono giustificati affermando che, se entro tre mesi non avrà aderito la maggioranza della proprietà con la sottoscrizione della convenzione, il PdL decadrà da sé. Vale a dire: vi siete affidati ad un tecnico di vostra fiducia, vi abbiamo lasciato decidere autonomamente anche sulla proprietà comunale (!), non abbiamo interferito (!) nelle scelte vostre e del tecnico; se ora, dopo tre anni di sofferenze, vi accapigliate, che colpa abbiamo noi? In ogni caso, potrete sempre ricorrere al T.A.R. (per la seconda volta), spendendo qualche migliaio di euro. E se occorreranno alcuni anni ancora perché il PdL veda la luce, abbiate pazienza. Tanto la vita continua comunque. O no?
Alcuni cittadini compiono il miracolo di mettersi d’accordo nel far redigere un PdL, ma trovano nell’Amministrazione comunale non il naturale alleato, interessato ad incoraggiare l’edilizia programmata, bensì un muro di gomma contro cui si infrangono, in un clima di estrema superficialità, le loro pur legittime aspettative.
Ecco: questa brevissima sintesi di una delle tante vicende amministrative sanvitesi è lo specchio fedele di uno stile, di un metodo di fare amministrazione che è esattamente il contrario di ciò che dovrebbe fare un buon amministratore, soprattutto se, in aggiunta a quanto sopra, tale comportamento dovesse sottintendere interessi inconfessabili.
Non si può usare né la prepotenza del potere (io amministro così; se non vi piace, ricorrete al T.A.R.) né la sciatteria di un lasciar fare simile al menefreghismo, con tutte le conseguenze negative che ricadono sulle spalle degli ignari cittadini (ma non tutti sono ignari…).
In altre parole: il Comune, all’interno di quei comparti, essendo proprietario di aree e di servizi, entra di diritto nel computo degli oneri e dei profitti che vanno attribuiti a ciascuno dei lottizzanti (nel comparto n. 6 di via Milo al Comune, in cambio della superficie di un tratturo, fu assegnato un lotto edificatorio e mezzo) . Il Comune, cioè, va equiparato ad un qualsiasi proprietario di aree e, come tale, deve partecipare al processo di formazione del PdL. In più, essendo rappresentante degli interessi di tutti i cittadini, dovrebbe assicurarsi che la lottizzazione tuteli l’interesse pubblico e quello dei singoli proprietari, che non devono essere discriminati nell’attribuzione degli utili e degli oneri.
Mi si potrebbe obiettare che sono gli stessi interessati ad operare questo controllo. Certo! Ma se la maggioranza non è d’accordo con le previsioni del Piano, vuol dire che il controllo, quello degli interessati, c’è stato. E perché il Comune non ne tiene conto, approvando comunque il Piano?
Partecipare al processo di formazione del Piano è, in un certo senso, una fortuna per l’amministratore comunale (titolare dell’Urbanistica, si fa per dire, è il Sindaco), poiché gli consente di appianare eventuali divergenze tra i proprietari nel corso della stesura del PdL (senza, ovviamente, interferire nelle scelte squisitamente tecniche del progettista), così da garantire allo stesso un iter di approvazione scorrevole e ampiamente condiviso.
Tutto questo non c’è stato, e non è un caso che lo strumento attuativo abbia già fatto registrare un ricorso al T.A.R. e che altri siano in gestazione: non era mai accaduto nella storia urbanistica del nostro Comune, tranne che per una lite tra confinanti.
Avere una buona o una pessima Amministrazione non è la stessa cosa: peccato che i cittadini dimostrino spesso scarsa memoria e si accontentino delle false promesse delle campagne elettorali (e, talvolta, nemmeno di quelle), cancellando con un colpo di spugna gli innumerevoli danni che patiscono puntualmente a causa di una incompetenza e di un disinteresse sempre più dilaganti.
Non sarebbe male che il Sindaco, periodicamente, relazionasse sui risultati raggiunti dalla sua amministrazione, soffermandosi sul lavoro suo e dei suoi singoli collaboratori in Giunta. Scopriremmo (lo scoprirebbero i cittadini, perché gli addetti ai lavori, e il Sindaco in prima fila, lo sanno benissimo) che S. Vito è amministrata da circa 15 anni da anime morte, pesci muti che non producono né idee né opere. Li riproduce la pratica clientelare che, in un contesto come il nostro, consente loro di determinare le vittorie elettorali del centrodestra con il loro pacchetto di voti.
Della serie: come farsi del male ed essere contenti. Meditate, cittadini!
Cenzino Iaia

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