APRILE

LA MEMORIA COMUNE

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I NOSTRI PADRI

boemondo.jpg Secondo una tradizione piuttosto attendibile fu Boemondo I d’Altavilla - detto anche il Normanno...(leggi tutto)

LA TRADIZIONE LOCALE

L'ARCOBALENO RICORDA

IMPRONTE ED ISTANTI

Al mare

L'una dopo l'altra,
l'onde del mare
si prostrano ai miei piedi.
Ora so di non essere
un uomo da nulla.

Vito Giuseppe Mele
Il mio cuore in versi, Edizioni Libroitaliano, 2002...(leggi tutto)

L'ARCOBALENO SEGNALA

IL NOSTRO BIMESTRALE Arcobaleno febbraio marzo 2019 xs.jpg
febbraio/marzo 2019

L'ARCOBALENO PROMUOVE

L'ARCOBALENO CONSIGLIA

14 - 4 - 2019
Al via i Riti della Settimana Santa
Rappresentazioni artistiche e riti secolari rendono quella sanvitese "unica"

Ci sono i riti secolari, particolarmente suggestivi e partecipati e ci sono le rappresentazioni artistiche relative ad alcuni momenti della Passione di Cristo: l'insieme di questi eventi rende singolare, unica, la Settimana Santa a San Vito dei Normanni. A sottolinearlo, quest'anno, anche un banner promozionale a cura della Amministrazione Comunale, posto in piazza Giovanni Paolo II, per ricordare i vari appuntamenti: si parte da questa Domenica delle Palme, giorno dell'inaugurazione nella chiesa di Santa Maria degli Angeli del "Presepe pasquale", giunto alla decima edizione (eccolo nella foto). Realizzato dal giovane artista sanvitese Simone Saracino (che ha raccolto il testimone da Gino Errico e Gino Fasano che lo hanno curato nei primi cinque anni, con la regia del compianto mons. Antonio Rosato che è stato l'ispiratore anche di questa edizione) è una delle rappresentazioni artistiche dedicate alla Passione di Cristo.
Le altre due sono "Il cenacolo delle speranze" e "Il Golgota", entrambe dalla sera del Giovedì Santo al mattino del Sabato Santo ed entrambe curate da un altro giovane sanvitese, Dario Romano. La prima si tiene nella chiesa di San Giovanni ed è la rappresentazione artistica dell'Ultima Cena intesa non solo come luogo d'addio ma come luogo dove vengono seminate nuove speranze (il tema di quest'anno è la famiglia); la seconda, nella Chiesa di Santa Maria della Pietà (Chiesa dell'Ospedale), rappresenta artisticamente la crocifissione e la morte di Gesù, riattualizzata nella società contemporanea. Si tratta di due spazi di riflessione che traggono i motivi di ispirazione certamente dagli eventi pasquali ma che allargano lo sguardo sul sociale e lo fanno in due luoghi simbolo della comunità sanvitese.
Tra i riti secolari che contraddistinguono la Settimana Santa sanvitese, spiccano quelli che si svolgono nella basilica di Santa Maria della Vittoria il Venerdì e il Sabato Santo.
La sera del Venerdì Santo, al termine della singolare "Predica della Desolata" il sacerdote "invita" la statua raffigurante Maria addolorata (che sosta fuori dalla Basilica) ad entrare in chiesa per prendere con sé il Figlio morto. Il sacerdote pone tra le mani del simulacro i segni della passione, chiodi e spine, e dà inizio alla processione dei Misteri: le statue di Gesù morto e di Maria addolorata, assieme a quelle dei Misteri dolorosi (queste ultime particolarmente espressive, e realizzate fra il ‘700 e l'800), percorrono alcune vie del centro storico mostrando ai fedeli, con la forza delle immagini, le ultime ore di Cristo, cruciali per la storia della Salvezza. Al rientro in Basilica, si svolge il toccante rito della "Sepoltura". Attorno all'altare ci sono tutti i sacerdoti della città: il simulacro di Gesù morto viene avvolto in un lenzuolo e deposto nel sepolcro allestito sull'altare maggiore. Pian piano le luci della chiesa si spengono in un clima di grande commozione.
Il Sabato Santo, invece, è la volta della Veglia Pasquale: al momento dell’intonazione del "Gloria in excelsis Deo", quando si sciolgono le campane e si svela la statua di Gesù Risorto, le porte della Basilica si spalancano e fanno il proprio festoso ingresso le statue raffiguranti Maria e i Santi più venerati dal popolo, accolti dalla "fragorosa" gioia dei fedeli. Una tradizione antichissima, di probabile origine sei-settecentesca. La Settimana Santa a San Vito dei Normanni, nella sua unicità, propone feconde espressioni di fede e cultura che, per l’alto valore culturale e simbolico, riescono a parlare anche con chi non nutre la stessa sensibilità religiosa che essi veicolano.

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